Oggi, offerta: indignazione gratis!1!!1

Vito Crimi - M5s - Senato

Prendiamo questa foto. Vito Crimi, capogruppo del M5s al Senato, che dorme.
O forse, immortalato in questo istante – con gli occhi chiusi e appoggiato – sembra dormire.
Se si volesse seguire la logica della GGENTE il grido di indignazione sarebbe: “SCANDALO!1!! IL POLITICO DORME COI NOSTRI SOLDI11!

Tipo cosìRosy Bindi

Ma sarebbe scorretto farlo. Perché significherebbe estrapolare un momento di stanchezza (che è umano, avere) e fissarlo in un assoluto che vuole rappresentare l’intero lavoro del parlamentare.

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Non si esce vivi dal “berlusconismo”

scoprendo che l’amore passa

l’herpes è per sempre”

Fermarsi e porsi la domanda se gli ultimi vent’anni siano stati liquidati con troppa superficialità ha ancora un senso? Per quale motivo, infatti, con l’arrivo dei 5 stelle in parlamento, si parla già di fine della “seconda Repubblica”? Sarà che io, come cantava Giorgio Gaber, “cambio poco e molto lentamente”, ma non capisco come sia possibile che il periodo che stiamo vivendo possa essere considerato un semplice passaggio alla “terza Repubblica”, come se la storia fosse formata da compartimenti stagni e seguisse una linea ogni tanto interrotta dal “cambiamento!”.

Un marziano a Roma”. Così viene raccontato invece Beppe Grillo, il capo politico del Movimento 5 stelle. Al suo seguito, dunque, un corpo di eletti, scesi da Marte, che stanno prendendo possesso dei palazzi del potere in Italia. Extraterrestri caratterizzati da un linguaggio e da un modo di fare completamente “nuovi”, come ad esempio l’utilizzo di internet nelle decisioni politiche o il non voler rapportarsi pubblicamente con la stampa italiana. Proprio per questa rottura, incarnata dai “grillini”, si parla di novità piombata da un interspazio virtuale, di cui molti giornali cercano di raccontare le usanze, gli usi e i costumi.

Le analisi che si trovano, però, nei media mainstream, sono più che altro un tentativo di recupero. Questi marziani, infatti, non sono piombati da Marte, ma ci sono sempre stati. Perché, appunto, non sono alieni, ma cittadini che in questi ultimi anni l’informazione in Italia non ha voluto e saputo raccontare. Così, mentre la stampa ha continuato a seguire un presente percepito dalle persone come un vecchio arnese ingombrante, molti settori della società, come ha scritto Jacopo Jacoboni su La Stampa, si sono messi “a parlare e a costruire reti, prima che sul web, fisicamente: associazioni, circoli, persino posti privati, case, ovunque si potesse riattivare un senso comune, un senso di “comunità”.”

Una reazione, più che un’azione nuova, “aliena” che intreccia in sé fattori sociali e dinamiche politiche degli ultimi vent’anni. Ed è proprio qui che la retorica del “marziano” continua a non raccontare la realtà che stiamo vivendo. Perché parole, lotte, sentimenti, contrapposizioni politiche, del passato più recente, non spariscono dalla notte al giorno. Sono retaggi culturali forti e profondi come radici. Ci accompagnano ancora in questo marasma economico e sociale. Siamo sempre e comunque noi, che dobbiamo ancora fare i conti con il berlusconismo e tutti i suoi influssi culturali, mentre il mantra di un cambiamento rigenerante prende sempre più piede.

E anche se la storia non insegna nulla, sarebbe interessante ripercorrerla fino alle elezioni politiche del 1994, quando Forza Italia con 8.136.135 di voti ottenne il 21%, attraversando “come un’ondata tutta la Penisola”. Per vedere come anche quella volta il neo-partito di Silvio Berlusconi fu considerato un’oggetto non identificato, di cui nessuno era riuscito a prevedere il successo del “più straordinario caso di fai-da-te della politica in epoca contemporanea”. Un giovane Vittorio Sgarbi parlò di “una macchina formidabile, invincibile, diabolica, allestita con criteri così sofisticati che i vecchi partiti saranno letteralmente travolti”, votata dai giovani italiani che scelsero un “partito non ereditato dai padri, riscopronendo l’orgoglio di una scelta individuale”.

E anche in quelle elezioni, come precisa Linkiesta, “ci fu un’infornata di new entry davvero epocale: ben 588 su 945 membri del parlamento italiano (64,26%). Addirittura 413 su 630 alla Camera dei Deputati, pari al 65,5% del totale. Un pezzo intero di nuova Italia, di paese reale come si ama dire, entrò fragorosamente nelle stanze dei bottoni. Imprenditori, avvocati, medici, docenti, magistrati, giornalisti. Con i vecchi politici messi quasi in minoranza.”

Con questo non si vuole paragona il M5s a Forza Italia, né i due periodi storici. Interessante, però, è vedere come nei momenti in cui si perdono i punti di riferimento consolidati della cronaca, della prassi istituzionale e della politica, tornino le stesse metafore. C’è tutto un modo di leggere la realtà secondo schemi consumati, ma che continuano a essere usati in un presente dove le parole rimbalzano su quello che accade, lasciandoci soli con chiavi di lettura che non spiegano nulla.

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Elezioni 2013: Miracolo Berlusconi?

Ecco come titolava Il Giornale il 26 febbraio scorso, il giorno dopo il voto alle politiche:

Il Giornale 

Ma dopo l’analisi dei flussi elettorali si è visto che, rispetto alle elezioni del 2008, Silvio Berlusconi con il “suo” Pdl ha ottenuto questo risultato:

Diamanti - Berlusconi

Insomma, il famoso miracolo della divisione dei pani e dei pesci.

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Corruzione internazionale: una lotta tra idealismo e pragmatismo?

Minimizzare le tangenti in nome della realpolitik. È il ragionamento che emerge da parte di politici e opinionisti a commento delle inchieste che stanno coinvolgendo colossi industriali come Eni e Finmeccanica. Silvio Berlusconi  lo spiega (con conseguente smentita) in modo chiaro: «Quando grandi gruppi (…) trattano con Paesi che non sono complete e perfette democrazie ci sono delle condizioni che bisogna accettare per vendere i propri prodotti. Tangenti? Sono commissioni chieste in quei Paesi (…)». Antonio Polito, editorialista del Corriere della Seraparla, per questo, del rischio che la magistratura perseguiti «anche ciò che altrove è considerato solo lobbismo». Per non “darsi la zappa sui piedi”, danneggiando l’economia italiana, invoca «il criterio dell’applicazione «ragionevole» della norma».

Che il lobbismo consista in realtà nel rappresentare  interessi presso le istituzioni» senza alcun bisogno d’infrangere leggi con il pagamento di mazzette, non viene considerato.
A scandalizzare è chi indica la luna, cioè i giudici che tramite l’obbligatorietà dell’azione penale perseguono reati e chi, indignandosi, pratica un certo “moralismo”. 
Un’analisi più approfondita toglie consistenza, però, a questa semplificazione.

Giuseppe Orsi, ex presidente di Finmeccanica, e Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, sono entrambi indagati in due diverse inchieste per “corruzione internazionale“. Il reato è il 322 bis c.p., entrato in vigore il 25 ottobre del 2000, è conseguente alla Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997, la cui finalità era «la penalizzazione della corruzione dei funzionari stranieri nell’ambito di operazioni del commercio internazionale». L’accordo prevedeva inoltre l’estensione dell’illecito anche all’«ente (incluse le società di persone e di capitali) responsabile per i reati di corruzione commessi nel suo interesse o nel suo vantaggio da persone che rivestono ruoli di rappresentanza, amministrazione, direzione o controllo (…)».

Riguardo alla sua applicazione in Italia, Alessandro Musella, esperto di anti-corruzione internazionale, intervistato da Marco Alfieri de Linkiesta, ha espresso i propri dubbi sulla reale efficacia delle pene previste. Il metodo americano, al contrario, viene presentato migliore. Ma la differenza tra l’America e l’Europa nell’affrontare la corruzione internazionale, però, si contraddistingue anche per una diverso modo d’intendere culturalmente il reato.

Claudio Gatti, su Il Sole 24 ore, nel denunciare l’assenza di controllo e prevenzione dei Paesi europei al riguardo, riporta la posizione di Preet Bharara, procuratore federale di Manhattan, secondo cui «le tangenti corrompono il mercato mettendo in condizioni di forte handicap economico chi rispetta le regole» con conseguenze negative come l’aumento di corruzione nei Paesi che si fanno corrompere e la riduzione nelle aziende che pagano le tangenti «nei propri prodotti o servizi per battere la concorrenza su qualità e/o prezzo».

Quindi, il pragmatismo e la ragion di Stato devono fare i conti, non tanto con gli idealisti o il “moralismo”, quanto piuttosto con la corruzione intesa sia come un reale impedimento per lo sviluppo dei Paesi in cui essa prolifera sia come un blocco per una corretta gara concorrenziale. Un esempio è proprio l’India – coinvolto nello scandalo di presunte mazzette di Finmeccanica -: secondo il rapporto della Commissione Centrale per la Vigilanza di Delhi, riportato da Panorama, la corruzione ad ogni livello dell’amministrazione indiana – pubblica e privata – ne strangola l’economia.

Tangenti, che nell’ordinanza di custodia cautelare per l’ex presidente di Finmeccanica, Orsi, sono descritte come “filosofia aziendale”, rovinano anche la salute dell’impresa. Scambi illeciti di denaro, come denuncia Alessandro Penati sulle pagine de laRepubblica, infatti sono anche conseguenze di una cattiva gestione che danneggia “il volume d’affari” e aumenta pesantemente l’indebitamento. Se pertanto di pragmatismo vogliamo parlare, bisogna considerarlo come un pragmatismo che non ha una visione rivolta verso il futuro. Come un gioco al ribasso che non inverte il vuoto di un piano politico industriale presente in Italia, ma che si limita a normalizzare un sistema corrotto, soffocandone lo scandalo.

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Beppe Grillo e la tecnica del complotto

Il complotto. Parola che suscita immediatamente attenzione. In un movimento politico, se subito, inoltre, rafforza il gruppo: tutti uniti contro il nemico che ci attacca all’ombra del proprio potere. Beppe Grillo, nel suo blog, l’ha chiamato in causa svariate volte. L’effetto provocato è stato sempre lo stesso: i “grillini” si sentono vittime di un meccanismo che cerca di farli fuori, politicamente parlando.
Il carnefice anche se di volta in volta cambia nome – una volta i politici, un’altra la stampa di regime – appartiene sempre allo stesso insieme: il Sistema. Non a caso il M5s è nato, secondo Casaleggio e Grillo, per scardinare questo sistema e aprirlo “come una scatoletta“.

Il problema è che ogni volta il complotto evocato viene smentito dai fatti:

  • Maggio 2012Attentato a Brindisi in cui muore la diciassettenne Melissa Bassi. Grillo in un suo post dopo aver parlato delle oscure vicende di  piazza Fontana, della stazione di Bologna, di piazza della Loggia, di Capaci e di via D’Amelio, disegna uno scenario in cui anche la bomba nel capoluogo pugliese sarebbe stata messa per ”impedire ogni cambiamento” (di cui ovviamente fa anche parte, nell’ottica dell’ex comico genovese, il M5s). > Giugno 2012: l’unico indagato (da gennaio imputato) per l’attentato che ha ucciso la ragazza è Giovanni Vantaggiato, imprenditore di 69 anni di Copertino, che ha confessato il suo delitto.
  • Settembre 2012Intervista “rubata” a Giovanni Favia. Nel blog di Beppe Grillo ci si domanda retoricamente “Pagina di grande giornalismo o fuori-onda concordato ad hoc?> Dicembre 2012: talmente concordato che Favia ha querelato, per violazione della privacy, Gaetano Pecoraro, il giornalista di Piazzapulita che lo aveva registrato di nascosto. 
  • Dicembre 2012: “Vogliono eliminarci dalle elezioni> Febbraio 2013: Così tanta voglia di cancellarli che il M5s è regolarmente presente tra le scelte politiche degli italiani nelle elezioni del 24 e 25 febbraio prossimi.
  • Gennaio 2013: Qualcuno presenta un simbolo farlocco del M5s prima dei “grillini”. Beppe Grillo in principio si domanda ”Chi c’è dietro?“, poi ipotizza che il suo movimento possa anche non partecipare al voto per via di questo fatto > Gennaio 2013:  Chi c’è dietro? Un potere occulto, la massoneria, la mafia, la lunga mano dei partito? No. Risposta: Andrea Massimiliano Foti, “ex grillino” – come lui stesso si definisce -.
    N.B.

    a) Nonostante l’allarme-complotto lanciato da Beppe Grillo si sapeva benissimo che il M5s non correva alcun rischio in quanto nella legge elettorale all’art. 14 è presente il divieto di presentare contrassegni “identici o confondibili” con quelli usati tradizionalmente da altri partiti. E il Movimento 5 stella ha partecipato ha diverse elezioni. Infatti poi il Viminale ha ricusato il “simbolo civetta” clone del M5s.

    b) Oltre al simbolo dei cinque stelle, anche quelli di Rivoluzione Civile di Ingroia e Scelta civica di Mario Monti sono stati “scippati”.  Anche in questo, per Grillo, funziona la teoria del complotto?

Ma tutto questo non ha importanza. Perché una narrazione funzioni e sia seguita dal lettore/cittadino, infatti, non ha bisogno della verità, ma del verosimile. Sicuramente i 5 stelle non hanno la simpatia degli altri partiti, visti i voti che secondo i sondaggi prenderanno alle prossime politiche e certamente l’attenzione della stampa è estremamente attenta ad un fenomeno nuovo nello scenario politico, ma questo non significa – come i fatti indicati sopra dimostrano – che vi siano a catena una serie di complotti contro di loro.

Tecniche di comunicazione sicuramente non nuove, ma sempre funzionanti. Che riescono a spostare l’attenzione da problemi interni, possibili mancanze nel proprio programma, ecc. D’altronde, 20 anni di Silvio Berlusconi ci hanno insegnato proprio questo.

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Chi l’ha detto che l’ingovernabilità è solo di sinistra?

«Immagino che se Bersani è interessato, come ha dichiarato, a una collaborazione con le forze che rappresento dovrà fare delle scelte all’interno del suo polo». «Spero che Bersani non si voglia assumere la responsabilità di rompere l’alleanza del centrosinistra». «Ognuno pensi ai poli suoi». Monti, Vendola, BersaniGirandola di dichiarazioni dei tre leader politci che  stanno caratterizzando l’attuale campagna elettorale. Divisioni e spaccature che conquistano spazio sulle prime pagine dei quotidiani più letti d’Italia. Perché la stessa attenzione non viene data alle fortissime divergenze all’interno del polo di centro-destra?

L’ingovernabilità ha infatti segnato, in questi quindici anni, nell’opinione pubblica, la distinzione tra lo schieramento di centro-sinistra e quello avversario. Da una parte appunto un amalgama caotico di partiti, «il pollaio»,  dall’altra l’uomo forte del «ghe pensi mi». In questo modo, anche se l’ultimo governo Berlusconi è stato caratterizzato da una forte litigiosità interna – un esempio su tutti l’ormai famoso «Che fai mi cacci?» di Fini – il carisma del capo ha attratto l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica concentrandola tutta su di sé. E anche questa volta il meccanismo si ripete. Così se il Partito Democratico litiga con il suo alleato Nichi Vendola su di una possibile alleanza con il centro di Mario Monti, dall’altra parte tra Berlusconi, Roberto Maroni, Giorgia Meloni e Miccichè non tira certo una buona aria. Ma sui giornali la notiziabilità se l’accaparrano i primi.

Si dirà, «beh, è normale che ci si concentra sulla forza che quasi certamente vincerà le prossime elezioni». La questione però è che il “pollaio” ritorna ogni volta durante le tornate elettorali. Anche quando, per i sondaggi, a governare il Paese sarebbe stato Silvio Berlusconi. Fiumi d’inchiostro per  le analisi sui litigi del centro-sinistra. Una specie d’indifferenza verso quelli del centro-destra.  Scontri che non riescono a imporsi nell’immaginario collettivo:  la coalizione formata da Pdl, Lega, Mpa (e altre liste minori)  non ha ancora raggiunto un accordo sul candidato premier; Roberto Maroni ironizza sul ruolo da ministro dell’Economia che Berlusconi ha chiesto per sé in un futuro governo; i conflitti tra il Pdl e il suo potenziale alleato Fratelli d’Italia, fondato da fuoriusciti dello stesso partito; l’azzurro Cosentino, uomo politico estremamente potente, che dopo essere stato escluso dalla candidatura, ha dato del «perdente di successo» al segretario Angelino Alfano.

Eppure la notiziabilità di tensioni e ricatti all’interno di un partito che vive all’ombra di un uomo al comando è appetitosa. Con le dovute differenze ci si può riferire all’attenzione data al MoVimento 5 stelle e alla figura del suo leader, Beppe Grillo. La questione s’incentrerebbe più che altro sulla narrazione politica che ingloba in sé la notizia e come viene riportata. Versante in cui Silvio Berlusconi conosce perfettamente le regole del gioco, riuscendo a gestirle con totale disinvoltura. Ad esempio, ”Proposta shock“. Pompata giorni prima che venisse lanciata. Poi la rivelazione “Rimborserò l’Imu”. E l’opinione pubblica discute della «proposta-shock-di-Berlusconi». Che poi l’iniziativa, per diversi economisti, sia infattibile per il costo non conta.

La narrazione politica ha dettato l’agenda. Così da più parti è partita la domanda e la «”proposta shock” degli altri? Qual è?». Ieri l’Huffington post titolava «Ora tocca a Bersani fare la proposta shock». L‘importante è che passi il messaggio, non il contenuto. In questo modo gli avversari politici si dovranno misurare con l’effetto virale della proposta e non con la proposta in sé. L’onere della prova tocca sempre agli altri. Quindi in questo processo logico, “la sinistra” deve dimostrare di avere una proposta dirompente, “la sinistra” deve dimostrare di non essere divisa e di riuscire a governare, la “sinistra” deve dimostrare a prescindere. Anche se, da quell’altra parte, è un miracolo che riescano a sedersi allo stesso tavolo senza prendersi a schiaffi.

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“Rimborsare l’Imu”. La politica che ipoteca il futuro

Rimborserò l’Imu“. Silvio Berlusconi l’ha fatto ancora. Dopo il 2008, quando promise l’abolizione dell’Ici,  si presenta di nuovo in campagna elettorale con una ”proposta shock”Fabio Chiusi, su Valigia Blu, ha giustamente individuato nel voto di scambio, il vero senso di questa ennesima trovata.

Per di più, l’abolizione di tale imposta quali conseguenze potrebbe avere? Quando il 4° governo Berlusconi tolse l’Ici – una delle entrate essenziali per le casse dei Comuni – i risultati non si fecero attendere.

Sergio Rizzo nel 2009 scriveva , dalle pagine del Corriere della Sera,

  • La mazzata grossa è arrivata dall’ abolizione dell’ Ici, asso nella manica che ha fatto vincere le elezioni a Silvio Berlusconi. Ma è come se il conto della campagna elettorale fosse stato spedito direttamente agli 8.101 municipi italiani. Perché il taglio dell’ imposta sulla casa è stato compensato solo in parte dai trasferimenti statali. Nel 2008 sono mancati all’ appello 536 milioni. Quest’ anno 796. E nel 2010 il buco salirà a 925 milioni. Calcolando pure gli altri tagli imposti dal bilancio dello Stato ai Comuni italiani, sono venuti a mancare lo scorso anno 682 milioni. Una voragine che si allargherà a un miliardo 222 milioni nel 2009 e a un miliardo 351 milioni nel 2010. L’ eliminazione dell’ Ici ha aperto una crepa di 36 milioni nei conti di Milano: la più grande falla fra tutte quelle registrate dai Comuni italiani.”

I sindaci di tutti i colori i politici manifestarono contro il governo di centro-destra. Come riportato da Il Sole 24 ore, la causa era sempre la stessa:

  • Il carnet dei problemi è il solito delle ultime settimane, e alla sua testa campeggiano gli 1,2 miliardi abbondanti di Ici sull’abitazione principale abolita l’anno scorso e mai restituita ai comuni; la cifra ufficiale del buco creato nei conti comunali è arrivata giovedì sera dal ministero dell’Interno, che in una nota ha spiegato che l’addio all’Ici costa 3.365 milioni all’anno, e che lo Stato ha messo sul piatto 2.864 milioni per il 2008 e 2.604 per quest’anno.

Situazione dei bilanci comunali che, come conferma Graziano Delriom presidente dell’Anci, ad oggi resta grave.

Conseguenza anche di una politica mirata solamente all’immediato, a prendere più voti possibili, che non possiede un progetto di sviluppo e che ha come unico risvolto l’ipoteca del futuro del Paese. 

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