“scoprendo che l’amore passa
l’herpes è per sempre”
Fermarsi e porsi la domanda se gli ultimi vent’anni siano stati liquidati con troppa superficialità ha ancora un senso? Per quale motivo, infatti, con l’arrivo dei 5 stelle in parlamento, si parla già di fine della “seconda Repubblica”? Sarà che io, come cantava Giorgio Gaber, “cambio poco e molto lentamente”, ma non capisco come sia possibile che il periodo che stiamo vivendo possa essere considerato un semplice passaggio alla “terza Repubblica”, come se la storia fosse formata da compartimenti stagni e seguisse una linea ogni tanto interrotta dal “cambiamento!”.
“Un marziano a Roma”. Così viene raccontato invece Beppe Grillo, il capo politico del Movimento 5 stelle. Al suo seguito, dunque, un corpo di eletti, scesi da Marte, che stanno prendendo possesso dei palazzi del potere in Italia. Extraterrestri caratterizzati da un linguaggio e da un modo di fare completamente “nuovi”, come ad esempio l’utilizzo di internet nelle decisioni politiche o il non voler rapportarsi pubblicamente con la stampa italiana. Proprio per questa rottura, incarnata dai “grillini”, si parla di novità piombata da un interspazio virtuale, di cui molti giornali cercano di raccontare le usanze, gli usi e i costumi.
Le analisi che si trovano, però, nei media mainstream, sono più che altro un tentativo di recupero. Questi marziani, infatti, non sono piombati da Marte, ma ci sono sempre stati. Perché, appunto, non sono alieni, ma cittadini che in questi ultimi anni l’informazione in Italia non ha voluto e saputo raccontare. Così, mentre la stampa ha continuato a seguire un presente percepito dalle persone come un vecchio arnese ingombrante, molti settori della società, come ha scritto Jacopo Jacoboni su La Stampa, si sono messi “a parlare e a costruire reti, prima che sul web, fisicamente: associazioni, circoli, persino posti privati, case, ovunque si potesse riattivare un senso comune, un senso di “comunità”.”
Una reazione, più che un’azione nuova, “aliena” che intreccia in sé fattori sociali e dinamiche politiche degli ultimi vent’anni. Ed è proprio qui che la retorica del “marziano” continua a non raccontare la realtà che stiamo vivendo. Perché parole, lotte, sentimenti, contrapposizioni politiche, del passato più recente, non spariscono dalla notte al giorno. Sono retaggi culturali forti e profondi come radici. Ci accompagnano ancora in questo marasma economico e sociale. Siamo sempre e comunque noi, che dobbiamo ancora fare i conti con il berlusconismo e tutti i suoi influssi culturali, mentre il mantra di un cambiamento rigenerante prende sempre più piede.
E anche se la storia non insegna nulla, sarebbe interessante ripercorrerla fino alle elezioni politiche del 1994, quando Forza Italia con 8.136.135 di voti ottenne il 21%, attraversando “come un’ondata tutta la Penisola”. Per vedere come anche quella volta il neo-partito di Silvio Berlusconi fu considerato un’oggetto non identificato, di cui nessuno era riuscito a prevedere il successo del “più straordinario caso di fai-da-te della politica in epoca contemporanea”. Un giovane Vittorio Sgarbi parlò di “una macchina formidabile, invincibile, diabolica, allestita con criteri così sofisticati che i vecchi partiti saranno letteralmente travolti”, votata dai giovani italiani che scelsero un “partito non ereditato dai padri, riscopronendo l’orgoglio di una scelta individuale”.
E anche in quelle elezioni, come precisa Linkiesta, “ci fu un’infornata di new entry davvero epocale: ben 588 su 945 membri del parlamento italiano (64,26%). Addirittura 413 su 630 alla Camera dei Deputati, pari al 65,5% del totale. Un pezzo intero di nuova Italia, di paese reale come si ama dire, entrò fragorosamente nelle stanze dei bottoni. Imprenditori, avvocati, medici, docenti, magistrati, giornalisti. Con i vecchi politici messi quasi in minoranza.”
Con questo non si vuole paragona il M5s a Forza Italia, né i due periodi storici. Interessante, però, è vedere come nei momenti in cui si perdono i punti di riferimento consolidati della cronaca, della prassi istituzionale e della politica, tornino le stesse metafore. C’è tutto un modo di leggere la realtà secondo schemi consumati, ma che continuano a essere usati in un presente dove le parole rimbalzano su quello che accade, lasciandoci soli con chiavi di lettura che non spiegano nulla.